Wednesday, October 29, 2008

Maschera


Work in progress, Paperbirds © Luca Cervini 2008


Buio.
Sudore, respiro.
La voce è ovattata, distorta, soffocata.

Odore di colla e vernice.
Cartapesta.
Stoffa attorno al collo.

Movimento del capo.
Lento, innaturale, aggraziato.
Cauto.

Disinibito.

Involucro.
Protezione.
Utero.
Identità.

Maschera.


I lavori per il cortometraggio proseguono.
La mia arte ora è questo progetto, è tutta schiacciata qui dentro. Poca è la forza di proporre nuove opere, basso il desiderio di "fare mercato", completo è il ripudio dei riflettori. Per ora.
A luci spente, creo le maschere che gli attori dovranno indossare.
Un domani le vedrete.

Ho voglia di raccontare.

Saturday, September 20, 2008

Saudade



Saudade, ©2008
70x100 cm
Fotografia, tecnica digitale mista

Saudade è un termine inafferrabile, una parola sfuggente che lascia il sapore del suo passaggio nella bocca di chi la pronuncia.
E' tormento, è abbandono ed è forza, è speranza ed è morte.
E' la continua ricerca di un futuro che filtra tra i ricordi del passato e dona un senso al presente. E' il pianto della nuova vita, è un sorriso volto al domani e una lacrima che ne scorge la fine.
Saudade è l'assenza, la lontananza, il mare.
E' il bisogno soffocato e melanconico di vivere nella materialità dell'esistenza attraverso la continuità di un figlio nato.
Come perdersi nella realtà, o nei ricordi, ritrovandosi nelle parole delle pagine più importanti del nostro essere umani; stretti a quella fragile e incerta speranza che chiamiamo saudade.

Luca Cervini

Wednesday, September 10, 2008

Castelli di carte




Paperbirds è al quarto mese di preproduzione.

Vedo il lavoro fatto per il mio cortometraggio e il risultato mi sembra tutto come un imponente castello di carte. Strato dopo strato, carta dopo carta, costruiamo l'edificio-schermo che conterrà la storia che voglio raccontare.

Ecco che a costruirlo sono mani di persone che si conoscono da poco, mani volenterose, mani giovani, mani molto o troppo occupate, talvolta mani senza un lavoro e mani che hanno voglia di mettersi in gioco, perchè un lavoro già ce l'hanno.
Tutto questo gratis. Nessuno viene pagato e per questo posso solo affidarmi alla volontà di chi decide di seguire il progetto. Tempi che si dilatano e pazienza infinita nonostante il desiderio di vederlo completo.

Oggi, dopo tutti questi giorni passati a costruire - a volte con mano ferma,altre volte con qualche incertezza - guardo in basso e mi accorgo di quanto precaria e utopica sia questa situazione.
Basta un soffio di vento a far sì che tutte le mie speranze crollino a terra.

Mancano un sacco di cose. Collaboratori, spazi dove riprendere, attrezzature.

Guardo in basso, e vedo le carte vibrare con tenera fragilità.
Guardo in alto, e nonostante le paure (tante) e i dubbi, decido di proseguire.

Infondo le carte da giocare sono tante, e se il castello dovesse crollare prima che sia completo...beh.
Due mani per rimettere in piedi le prime carte ci sono sempre.
Poi seguiranno altre mani e altre mani ancora.

E Paperbirds si farà.

Tuesday, August 26, 2008

Ancora sul blocco creativo





Otto.
Otto sono i mesi che sono passati dall'ultima opera digitale che ho realizzato, La Solitudine di Re Mida.
A contarne i giorni sembra ancora più lungo il lasso di tempo che mi ha visto lontano dalla scena artistica.
240 giorni circa.
Duecentoquaranta.

Nel mezzo di questo periodo ho partecipato a una mostra collettiva e ho lavorato molto per il mio cortometraggio, Paperbirds, ancora in produzione.
Per quanto riguarda le illustrazioni non dimentico tutta la parte commerciale che mi ha visto impegnato con le carte da gioco per l'estero (The Illusionist).

Tutto sommato quindi non sta andando male, eppure la mancanza di nuove opere digitali mi lascia un senso d'incompiuto che giorno dopo giorno diventa insopportabile.

Qui nasce una domanda, banale quanto importante.

E' artista anche l'artista che non produce fisicamente delle opere? Penso di sì, ma in questo caso cosa farebbe di lui un artista agli occhi della gente? Solo il proprio passato? (ammesso che ci sia stato un passato nell'ambito artistico). E agli occhi di se stesso?

Torniamo agli otto mesi di silenzio.
Pensavo anche di tornare dalle vacanze carico di nuove idee, come un vero creativo, un grafico, un designer. Di quelli seri, che abbozzano idee sui tovaglioli e fanno brain storming. E invece niente. Niente di niente. Per fortuna.

Apatia artistica. Mi chiedo : Luca, cosa fai per cercare nuovi stimoli? Ti guardi intorno, navighi tra la marea di sensazioni. Guardi il telegiornale, leggi un libro, ascolti musica, parli con la gente, ascolti la gente e ascolti i loro dolori o la loro idiozia. Il flusso di vita ti scorre attorno e tu, prima di sporcare la tua tela digitale, ti fai una domanda e alla domanda non sai dare più una risposta. E la domanda è una parola semplice : Perchè? Anzi. Per chi?

Wednesday, July 23, 2008

Sull'estetica e sul linguaggio artistico [parte 2]


Joel-Peter Witkin. Woman once a Bird (La femme qui fut oiseau), Los Angeles, 1990. © galerie Baudoin Lebon.

Eccomi a scrivere finalmente la seconda e ultima parte di questo dialogo "pubblico" con Valentina, autrice del post sul vecchio blog "il pittore d'emozioni".


Questa volta vorrei essere più diretto rispondendo direttamente alle sue domande.

Valentina scrive : [...]Se è vero che l'arte è una via di espressione (come la scrittura o la musica...), e che quindi: non è né un manifesto pubblicitario, né un logo identificativo...
quanto pensi sia importante il messaggio finale, rispetto all'espressione della propria persona, in un'illustrazione?[...]


Premetto che fatico a chiamare illustrazione un lavoro realizzato con fini artistici. Per me un'illustrazione è un lavoro commerciale, ma potrei anche sbagliarmi. Comunque sia, penso tu ti riferisca a un'opera e in questo caso credo che serva un giusto equilibrio da entrambe le parti : ovvero, esprimere la propria persona attraverso il messaggio finale. Un messaggio soggettivo quindi è il succo di tutto il lavoro. Mentre nella pubblicità non è così, si cerca un messaggio oggettivo e il più possibile vicino al target che dovrà usufruire/comprare il bene in vendita.

Io non mi faccio la domanda "chi vedrà questa mia nuova tavola?" piuttosto "cosa proverà chi vedrà questa mia tavola?". Questo però non influenza il processo di creazione dell'opera, ci mancherebbe. Su questo punto credo siamo entrambi d'accordo. Tu dici che operi per sfogare i tuoi mostri, io forse sono il mostro che sfoga la sua soggettività e la sua visione del mondo sulla tela digitale. Che poi non c'è una grande differenza.

Forse l'ho già scritto, ma lo spettatore per me è importante nel momento in cui è vittima/osservatore del mio operato.

Valentina scrive : Mi piacerebbe conoscere la tua opinione a riguardo.
Le tue ultime opere sono talmente perfette, sia nei contenuti che nella tecnica (dimensioni web permettendo), che mi riesce difficile digerire che tu li faccia solo per la voglia di comunicare qualcosa. E' come se, realizzandole, tu le donassi al mondo perché tanto non ti appartengono. Mi sbaglio, vero?


Sì, ti sbagli.
Ti sbagli perchè le mie opere non sono perfette. (Perfette rispetto quali canoni, poi?). Raggiungere la perfezione significherebbe fare arte senza tormentarsi, divertendosi/provando piacere e basta. Un bel traguardo, ma io ne sono ancora molto lontano.
Non le dono al mondo perchè non mi appartengono. Mi appartengono meno della visione personale che ho in mente prima che essa venga realizzata. Paradossalmente, è come se fossero delle copie.

Spero che questa risposta possa bastarti, Valentina.
E' stato un piacere così come sarà un piacere sentire qualcosa ancora da parte tua.

Wednesday, July 9, 2008

Sull'estetica e sul linguaggio artistico [parte 1]

Alcuni giorni fa ho ricevuto un'e-mail da una gentile ragazza, Valentina, che mi comunica di aver lasciato un commento sul mio vecchio blog - in disuso, "il pittore d'emozioni" - in relazione a un altrettanto vecchio post che avevo scritto nel 2006.
Partendo da questo suo commento, del quale vi riporto qui sotto alcuni pezzi, ho avuto modo ancora una volta di riflettere sul percorso creativo che sto affrontando.

In breve il mio post sul blog in questione parlava della mia insofferenza nei confronti degli artisti che operano egregiamente a livello visivo ma scarseggiano (o sono privi) di contenuti. Bisogna prendere quel discorso nel contesto in cui è stato scritto, ovvero in una fase di transizione in cui proprio dall'illustrazione commerciale mi spostavo verso qualcosa di decisamente differente.
Il senso di tutto questo lo si ritrova nel mio desiderio esplicito di "utilizzare" l'arte come mezzo di comunicazione diretta tra artista e spettatore, attraverso i canali emotivi dell'immagine visiva.

Questa comunicazione per me ha successo nel momento in cui chi osserva l'opera riesce ad immergersi nel mondo che gli propongo, che è il mio umile e personale modo di vedere le cose e NON è la verità assoluta. E in questo mondo io posso diluire realtà e sogno per ottenere alla fine un panorama carico di contenuti. Qualcosa che vada ben al di là della semplice meraviglia iniziale. Un orizzonte più lontano, dove poter emozionarsi e aprirsi all'inconscio (mio e di tutti) di un racconto narrato in una singola immagine.
Certo, poi ognuno ha la sua sensibilità e ognuno interpreta il mio lavoro in chiave differente. Ma questo interpretare è positivo, è stimolante per entrambi. E poi ci sono i simboli, sparsi quà e là come sassi a indicare la strada di un labirinto tanto complesso quanto surreale.

Quante immagini di artisti digitali girano per il web? Quante sono solamente il frutto di virtuosismi tecnici o esperimenti in photoshop tra filtri e plug-in? Cosa c'è dietro questo? L'espressione visiva è solo una valvola di sfogo dopo una grigia giornata d'ufficio, come guardare la tv o leggere un giornale? Qual è la differenza tra un'opera che mostra una bella ragazza che dorme in un letto e un'opera che mostra la stessa ragazza, supina, il cui corpo inarcato si scioglie tra le lenzuola e il suo volto perde acqua dagli occhi e dalle mani? Nel primo non ci viene da ammirare la posa, la situazione, la fisionomia e il suo corpo? Nel secondo invece non ci domandiamo cosa stia succedendo alla ragazza o cosa le sia successo prima di quell'assurda situazione? Non ci chiediamo che significato possa avere l'acqua con le sue simbologie? Quale delle due può avere una storia più stimolante e curiosa da raccontarvi?

Mancherebbe tuttavia il titolo dell'opera, ma il discorso ora diverrebbe un pò troppo ampio, quindi passo direttamente al messaggio di Valentina. Premetto comunque che non è semplice parlare di quello che faccio, ed essendo un essere umano come tutti ho anch'io dei dubbi (tantissimi) e spesso questi dubbi non fanno che frenare il mio lavoro. Se realizzassi "egoisticamente" solo per me delle tavole, forse sarei più "flessibile" e rilassato, ma sicuramente falso con me stesso. Per me (prendetelo solo come parere personale) fare arte significa fare critica, stimolare, colpire, far nascere domande in chi osserva il mio lavoro.

[...]Dal post originale di Valentina.
Quando creo lavori personali - non commissionati, e senza limiti imposti - ben poco mi importa di chi li vedrà, e cosa ne trarrà del mio lavoro... durante la realizzazione.
Inevitabilmente, il messaggio nascosto dietro ad esso sarà intimo, e per i pochi che si identificheranno nello stesso frammento.
Questo mi rassicura anche, se vogliamo...
[...]


Valentina, continueresti a creare illustrazioni digitali se tu fossi l'ultima persona sulla Terra? Io non so se lo farei. Forse no. Non per egoismo, ma perchè il mio creare perderebbe senso. Le opere le visualizzo sempre prima di realizzarle. Se fossero solo per me, che senso avrebbe dannarmi per realizzarle su carta nel modo più vicino alla mia visione? Che senso ha fare una critica o "colpire" qualcuno se sei tu il solo spettatore del tuo lavoro?

Ed è anche per questo che da Dicembre a oggi ho annotato diverse opere, e ancora nessuna di queste è stata realizzata. Ho la bussola rotta e ho bisogno di un nuovo nord dove poter incanalare nuove storie, e magari su nuovi mezzi di comunicazione (come vedi, ho realizzato un fumetto brevissimo e sto lavorando a un cortometraggio). Paradossalmente mi sento nella stessa situazione in cui mi sentivo all'epoca di quel post a cui tu hai risposto : in cambiamento.


Prendo una piccola pausa per rileggere, e per scrivere la seconda parte, tra qualche giorno.

Video dell'esposizione : Umano? Ultraumano.

Finalmente disponibile tramite YouTube il video della serata di vernissage in occasione dell'esposizione collettiva Umano? Ultraumano. Poetica della deformazione. a cura del Laboratorio Alchemico, del 17 Aprile 2008. Il video è stato girato e montato dall'amico Silvio Furian, che ringrazio.



Nel video potete vedere L'Unicorno e Il Tramonto del Re dell'Apparenza, appese su fondo nero.

Thursday, July 3, 2008

Terzo mese


immagine dal web, copyright dei rispettivi proprietari.


Luglio è arrivato, e con esso la decisione che le riprese di Paperbirds cominceranno nel mese di Settembre.
Questo permetterà a me e alla troupe di avere più tempo per lavorare al progetto. Non ho fretta e ciò che realmente mi interessa è rimanere il più possibile fedele alla storia che ho immaginato.

Sarà come immergersi in una mia tavola. Sarà come stare davanti a un quadro che lentamente cambierà la sua forma e ci rivelerà la sua identità e il suo messaggio.

Penso sempre a come comincerà questo film. Ai primi fotogrammi. A come sarà l'impatto emotivo sugli spettatori, quando le prime scene compariranno davanti ai loro occhi accompagnate dalla musica strumentale. Sarà il momento in cui, comparsi i titoli di testa, avverrà in loro la tanto anelata sospensione dell'incredulità. E allora gli spettatori si domanderanno stupiti : chi sono questi paperbirds? come si sentono, che sogni hanno, perchè sono lì? Scoprendo infondo che non sono neanche poi troppo diversi da noi.

Tuesday, June 10, 2008

Dare vita all'immaginario


Immagine dal web, copyright del rispettivo proprietario.


Primo vero messaggio riguardante il cortometraggio a cui sto lavorando, del quale ri-confermo per ora il titolo in inglese, semplicemente perchè suona meglio e lo scrivo tutto d'un fiato : "Paperbirds".

A un mese dalla sua ideazione, soggetto e sceneggiatura sono definitivi e protetti, pronti alla diffusione all'interno della troupe. Beh, posso dire semplicemente che non sarà un cammino facile.

Non sarà facile per due motivi.
Il primo riguarda il mettere insieme e coordinare un gruppo di volontari non pagati, che condividano le medesime passioni e aspirazioni. Lavorare per la gloria è difficile, soprattutto per chi magari un lavoro fisso ancora non ce l'ha. In ogni caso, ragazzi, vi ringrazio pubblicamente e vi dico di tenere duro. Ce la faremo.

Il secondo riguarda il cortometraggio vero e proprio. I costumi sono complessi, l'ambientazione richiede un tocco atmosferico particolare, la storia è così delicata che basta un errore per distruggerla.

Io però mi sono affezionato molto ad essa, e non vedo l'ora che prenda forma realmente, davanti all'obiettivo della videocamera.